Marzotto Investment House e Mostra Vitali – Apertura straordinaria di Casa Manzoni, ospiti di di Velasco Vitali.

Casa Manzoni ospita una sezione, privilegiata dall’allestimento firmato da Peter Greenaway, della grande Mostra dedicata a Giancarlo Vitali.

La Mostra “MORTALITY-VITALY. FATHER and SON” è un invito a rileggere l’opera di Alessandro Manzoni da prospettive e lontananze che, mentre sembrano interrogarne la misura, l’amplificano al di là del suo tempo, e ne illuminano con luce radente gli interrogativi, i dubbi e le speranze.

Giancarlo Vitali – Bellano (Lecco), 29 novembre 1929

Nasce sul Lago di Como… Inizia a dipingere a quindici anni, dopo un periodo di lavoro all’Istituto d’Arti grafiche di Bergamo.

Nel 1983 Giovanni Testori, dopo aver visto per caso la riproduzione di un suo dipinto, gli fa visita. Da questo incontro scaturisce un rapporto di reciproca stima e di amicizia. L’anno successivo Testori gli dedica un articolo sulla terza pagina del “Corriere della Sera” e organizza a Milano quella che si può considerare la prima personale. Da quel momento espone in molte sedi pubbliche e private, pubblica numerosi cataloghi e cartelle di incisioni.

 

L’universalità di Vitali risiede nel suo saper essere locale; gli anticorpi maturati dentro questa sua terra gli permettono un disincanto etico rispetto alle contraddizioni proprie dell’uomo di oggi, nello smarrimento esistenziale che stiamo vivendo agli albori di questo nuovo secolo
Mario Botta, Ritratti di polli, carne, rose e girasoli. Motta, 2008

In Vitali, o nel Bellanasco, tutto, ma proprio tutto, è “ritratto”. Dizione assai più giusta di quanto non sarebbe quella che recitasse come tutto, in lui, “ritratto”, lo diventi. Quella del Vitali è un’ironia che, se mai, tutti, a modo suo, intende assolverci. E intende assolverci, tramite la sola carità che compete a un pittore: quella del pittorico e materico splendore
Giovanni Testori, La Famiglia dei Ritratti. Electa,1987

Vitali corteggia la materia e in essa si immerge con euforia, esaltazione, ebbrezza anche nel soggetto più macabro, rivitalizzando i modelli di Chain Soutine e di Willy Varlin
Vittorio Sgarbi, Natura morta contemporanea. Fabbri Editore, 1988

Certo, è innegabile: Vitali è pittore di pittura (…) Viene sì dalle cose dipinte d’altri, così importanti in particolare quelle di longhiana ascendenza dei pittori di realtà lombarda, eppure è anche, la sua, pittura istintiva, naturale, alla ‘prima’: davvero senz’altri confronti e confini e connubi
Marco Vallora, Ritratti di polli, carne, rose e girasoli. Motta, 2008

 

Peter Greenway

Peter Greenway – Newport (Regno Unito), 5 aprile 1942

Peter Greenaway è considerato come uno dei più significativi cineasti britannici contemporanei, occupando di diritto un posto centrale nel dibattito sul cinema d’autore.

Figlio di un ornitologo dilettante, Peter John Greenaway è nato a Newport, in Galles, il 5 aprile 1942. A dodici anni, Peter decide di diventare un pittore e s’iscrive al Walthamstow College of Art. Quattro anni dopo, vede per la prima volta il film di Ingmar Bergman Il settimo sigillo (1956) e dal quel momento tutta la sua attenzione si concentra sul cinema.

Nel 1962, Greenaway realizza il suo primo cortometraggio: Death of Sentiment. Dopo aver tentato invano di entrare alla scuola di cinema del Royal College of Art, torna alla pittura e nel 1964 espone per la prima volta le sue opere nella mostra intitolata ‘Ejzen’tejn at Winter Palace‘, allestita alla Lord’s Gallery.

Nello stesso periodo, l’artista gallese inizia a scrivere i suoi primi romanzi. Nel 1965 comincia a fare il montatore al Central Office of Information, un organismo governativo per il quale Greenaway lavorerà circa dieci anni, partecipando alla realizzazione di ottanta documentari. Con le attrezzature del Central Office of Information, Peter Greenaway realizza cortometraggi come Train (1966), balletto meccanico dell’ultimo treno a vapore entrato nella stazione di Waterloo, Tree (1966) e Windows (1975). Nel 1978, il British Film Institute produce Un viaggio attraverso H (La reincarnazione di un ornitologo), che conquista il premio Hugo al Festival di Chicago. Due anni dopo, Greenaway gira il suo primo lungometraggio, Le cadute (1980), vincitore del premio del British Film Institute e dell’Age d’or a Bruxelles. Ma è I misteri del giardino di Compton House (1982) la pellicola che rivela Peter Greenaway al pubblico internazionale.

Dopo il successo del film interpretato da Anthony Higgins, Greenaway realizza Zoo di Venere (1985), con Andréa Ferréol, Il ventre dell’architetto (1987), Giochi nell’acqua (1988) e Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante (1989). Negli anni Novanta il regista ha diretto diversi video e film come L’ultima tempesta (1991), The Baby of Macôn (1993), I racconti del cuscino (1996) e Otto donne e ¿ (1999).

«Penso che nessun giovane cineasta agli inizi dovrebbe avere il permesso di usare una macchina da presa o una videocamera senza avere prima frequentato tre anni di una scuola d’arte»
(Peter Greenaway)

«Il cinema è troppo importante per lasciarlo fare ai narratori di storie»
(Peter Greenaway)

 

SCARICA I DOCUMENTI

Mortality Vitali

Mortality Vitali – Casa del Manzoni