In considerazione della richiesta da parte della ECB alla Banca Popolare Vicentina, di avere un livello minimo di CET1 del 10.25% contro l’attuale 6.81%, il CDA dell’istituto bancario ha deliberato un aumento di capitale fino ad 1,5 mld entro aprile 2016 (comunicato stampa del 27 novembre 2015). A fronte di questa delibera abbiamo verificato l’andamento del ratio CET1, prima e dopo l’aumento di capitale anche attraverso la simulazione di ulteriori svalutazioni dei NPL.
Dalla relazione semestrale consolidata al 30 giugno 2015 si evincono crediti deteriorati (impared) per 4,6 mld. e sofferenze (non performing loans) per 1.78 mld. valutati dalla banca rispettivamente al 58.25% e 44.40%, da cui deriva una esposizione netta di impared di 2.67 mld. e NPL di 0.719 mld. per un totale di 3.39 mld. Il capitale proprio ai fini del CET1 è di 2.820 mld. per un CET1 del 6.81%.
Successivamente all’aumento di capitale, in caso di sottoscrizione totale, il capitale proprio passerebbe da 2.820 a 4.320 ed il CET1 dal 6.81% 10.43%, superiore, anche se di poco al livello di 10.25% richiesto dalla ECB.
Ma cosa succederebbe se fossero necessarie ulteriori svalutazioni dei crediti critici (NPL e impared)?
Se la valutazione per gli impared passasse dal 58.25% ad appena 57% ed i NPL passassero da una valutazione del 44.40% al 44%, il capitale si ridurrebbe a 4.254 mld. con un CET1 del 10.27% appena sufficiente a soddisfare la ECB.
Ipotizzando una valutazone più realistica del 40% per gli impared ed del 20% per i NPL il capitale sarebbe pesantemente impattato e si ridurrebbe a 3.166 mld portando il CET1 al 7.53% ben al disotto di quanto indicato dalla ECB e quasi a livelli pre aumento di capitale.
Dall’analisi effettuata si può dedurre quindi che l’aumento di capitale riporta il CET1 al di sopra del livello richiesto dalla ECB soltanto in una ipotesi molto ottimistica di valutazione dei crediti critici, escludendo ulteriori svalutazioni degli stessi e sopratutto escludendo la possibilità che parte dei crediti “buoni” possano trasformarsi in NPL.
Valutando i crediti a condizioni di mercato più realistiche la situazione si complica notevolmente e sarebbe necesario un ulteriore aumento di capitale di almeno 1.127 mld. per riportare il CET1 al 10.25% richiesto dalla ECB.
Se quest’ultimo scenario si verificasse, a prescindere dall’indebolimento patrimoniale che potrebbe far scattare meccanismi di controllo automatico da parte delle autorità di vigilanza, si potrebbe manifestare il rischio concreto di una esclusione della banca dal mercato del credito. Attualmente gli impieghi di circa 26.7 mld. sono finanziati con 27.6 mld. di raccolta presso clientela diretta e 2.39 mld. di prestiti bancari ricevuti, canali di raccolta che potrebbero entrambi prosciugarsi ponendo la banca in una seria crisi di liquidità. A tale riguardo vale la pena mensionare come con la recente introduzione del bail-in si stiano già avvertendo tensioni sulla raccolta che nel breve termine rimane l’aspetto più critico da monitorare.